Giorgio Pisano. Il Giudizio Gravitazionale

“Il Giudizio Gravitazionale” di Giorgio Pisano (l’Autore libri Firenze), è un breve romanzo (106 pagine) che avrebbe anche potuto intitolarsi “L’insostenibile leggerezza del caos”. Scritto con sorprendente padronanza di linguaggio, appare come una fiction appoggiata su canoni fantascientifici; in realtà si avvale di grandi richiami letterari, pur nella sua assoluta originalità.Si narra di una famiglia piccolo-borghese che affronta la fine del mondo, per causa del venir meno progressivo della gravitazione su cui è fondata la vita su di esso come la conosciamo.: “…il campo magnetico dentro il quale la vita era stata possibile su questo pianeta, andava perdendo la sua forza…”. Pagina dopo pagina, si assiste al lento disfacimento della forza di gravità sul pianeta, in un’apocalisse irreversibile. E’ in realtà l’occasione per ridisegnare i confini dell’ordine e del disordine, della storia e della causalità,.Il piccolo Sandrino è destinato a sollevarsi e a scomparire in un cielo sempre più costellato di carcasse di animali, plastica, e oggetti vari che la Terra non riesce più a trattenere, in un mondo nel quale al disfacimento della materia non può non corrispondere quello di ogni metafisica.Inutile fuggire dalla città, cercare rifugio nella campagna, un tempo rassicurante. L’immagine della natura dominata dall’uomo si rivela per quello che è: solo la proiezione elaborata per dare senso e certezze allo scorrere delle esperienze terrene nel divenire del Tempo-Caos dell’Universo.Pisano, nel raccontare la sua fine del mondo, per “giudizio gravitazionale” attraverso gli occhi dei suoi sconcertati protagonisti – ognuno dentro di sé, tra menti che si perdono e socialità che si dissolvono, continua a cullare l’illusione di un’ arca di Noè- fa in modo che ogni assurdo nel breve spazio ancora dato alla sopravvivenza, si traduca in una normalità priva di senso.Il finale del libro, nella sua disperante ineluttabilità, si chiude con il fallimento di ogni possibile sopravvivenza che non parta dalla rinuncia ad ogni metafisica interpretazione del mondo da parte dell’uomo: “…Quegli esseri pensanti avrebbero potuto, forse, sviluppare la loro mente senza bisogno di destini divini ed eterni”.C’è qualcosa in questo romanzo che ci rimanda continuamente alle numerose catastrofi che si susseguono, nel lento e progressivo deteriorarsi del pianeta, rispetto a quell’ordine delle cose che ci rassicura nel tempo in cui ci è dato di vivere, e di cui siamo sempre di più folli agenti di accelerazioneDal delizioso ritratto del piccolo Sandrino, esce -più potente- il grido di insensatezza della vita

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