Emmanuel Carrère, “Limonov”

limonov-copertina-250x394Limonov (edito da Adelphi) è la biografia dello scrittore Eduard Veniaminovich Savenko, nato in Ucraina il 2 febbraio del 1943.

Osservando la foto di copertina e sfogliando le prime pagine del libro, al lettore può sorgere spontanea una domanda: come può la vita di uno scrittore russo, praticamente sconosciuto in Italia, diventare oggetto di ricerca e romanzo di successo?

La risposta la troviamo nelle pagine seguenti, entrando progressivamente nella storia, nel clima delle vicende narrate.

A pag. 353 l’autore francese Emmanuel Carrère, in un tagliente scambio finale di battute, è piuttosto esplicito al riguardo: «E’ strano, però. Perché vuole scrivere un libro su di me?».

Sono colto di sorpresa e rispondo, con sincerità: perché ha – o ha avuto, non ricordo più il tempo che ho usato – una vita appassionante.

Una vita romanzesca, pericolosa, una vita che ha accettato il rischio di calarsi nella storia. E a questo punto Eduard dice qualcosa che mi lascia di sasso. Con la sua risatina brusca, senza guardarmi: «Già, una vita di merda».

Farabutto, carogna, criminale, nostalgico nazional-bolscevico o più romanticamente squattrinato poeta, scrittore di culto, eroe maledetto e cinico avventuriero? Come definire Eduard Savenko Limonov, il protagonista dello splendido romanzo di Emmanuel Carrère? Difficile inquadrare e catalogare il personaggio Limonov. Credo che la definizione forse più interessante l’abbia data, sospendendo giudizi troppo definitivi, lo stesso Carrère: un ribelle che non si è mai schierato dalla parte del potere.

Un ribelle spregiudicato, armato di coraggio e fantasia come un Don Chisciotte dei tempi moderni. Teppista nella nativa Ucraina, idolo e punto di riferimento dell’underground sovietico, vagabondo e poi domestico di lusso di un miliardario newyorkese, scrittore eccentrico, ricercato e alla moda a Parigi, mercenario nei Balcani a fianco delle milizie serbe, prigioniero modello per quasi tre anni a Lefortovo ed in un campo di lavoro sotto il più duro dei regimi, ed ora vecchio capo carismatico di un partito russo semiclandestino. Il lungo racconto dello scrittore e sceneggiatore transalpino che descrive la vita controcorrente e rocambolesca di Eduard Limonov sembra un romanzo d’avventure, ma non lo è. Biografia avvincente, a tratti scomoda e spietata, di una persona reale, narrata con abilità ed il giusto distacco. Limonov non è un personaggio inventato, anzi. Atletico e dinamico, settant’anni ben portati, ancora leader ed attivista politico. Lo si può indifferentemente amare, detestare o disprezzare, tanto a lui non interessa un bel nulla. E’ chiaro che l’irrequieto Eduard non si potrà mai accontentare di una vita mediocre.

Fin da bambino matura la convinzione che nella vita bisogna pensare in grande, coltivare sogni e soprattutto agire, in prima persona, fino in fondo, senza intermediari, senza aggirare gli ostacoli, senza paura di cadere, attaccando frontalmente gli avversari, con lealtà e determinazione. Eduard ama le donne con gli stessi principi, con trasporto e devozione, con la vocazione a farsi del male. Donne bellissime e generose, donne tormentate e disperate. Ama il sesso dolce e brutale, in tutte le sue declinazioni. Il libro di Carrère è inoltre un grande affresco sulla Russia degli ultimi quarant’anni, quella di Breznev, Gorbachev, Eltsin e Putin, terra eternamente sofferente, disperata, grigia e contraddittoria. L’autore segue il protagonista nelle sue peripezie in varie parti del mondo descrivendo con efficacia anche gli scenari ed il contesto storico. Piccoli reportages con notizie curiose che accendono ancor di più l’interesse del lettore. Scrittura fluida, lineare e diretta con evidenti richiami alla prosa americana (Jack London in primis).

Libro amaro, scandaloso e commovente, che si legge d’un fiato. E’ la biografia più letta del momento. E non è un caso. Nell’anno passato ha messo d’accordo sia pubblico che critica, traguardo non indifferente in ambito letterario. L’ultima pagina del romanzo vale da sola l’intera lettura, un breve pensiero, una pennellata quasi cinematografica dove Eduard ci accompagna nel suo luogo definitivo, un luogo ameno dell’Asia centrale, in città schiantate dal sole, polverose e lente, con vecchi mendicanti, senza età e senza beni, vecchi misteriosi che hanno mollato tutti gli ormeggi, finiti come relitti, come dei re.

“Non cercavo soldi nè premi, volevo questa vita. L’ho avuta e non è ancora finita” Eduard Limonov

http://www.ilmascalzone.it/2013/02/emmanuel-carrere-%E2%80%9Climonov%E2%80%9D/

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.