Copiare alla maturità: e poi?

copiareLeggo che in un liceo del Piemonte gli studenti rischiano l’annullamento della prova di matematica, perché diversi sono stati sorpresi nel bagno a copiare i risultati da un bigliettino.

Fino a qui il fatto non sortisce particolare stupore, dato che ricordo tanti racconti di studenti di licei del Sud dove i professori stessi eseguivano i problemi alla lavagna e del resto non potrebbe essere altrimenti dato che il mezzogiorno del paese sforna più 100 del nord, ma alle rilevazioni OCSE risulta al pari del nordafrica, quanto ad istruzione.

Quello che mi colpisce è la possibile sanzione per gli studenti. Il preside si è infatti premurato di specificare che esistono proprio per queste evenienze delle prove suppletive.

Quindi ricapitolando, gli studenti hanno il diritto di imbrogliare risk-free, se vengono sgamati il peggio è che devono fare la prova per davvero.

Mi sembra che siamo al delirio: sappiamo che in Italia c’è questa abitudine del “copiare”, questa solidarietà tra studenti contro l’istituzione, ma se non invertiamo questa tendenza non c’è poi da stupirsi di tutto quanto ne consegue in termini di appropriazione di risorse pubbliche, comportamenti ai danni della collettività e via discorrendo.

Nelle scuole anglosassoni , dove non esiste nemmeno il concetto di copiare, perché si tradurrebbe con “cheat” ossia imbrogliare, il modo migliore per fallire un esame o peggio, farsi espellere dall’istituto, è proprio violare l’honor code.

Per gli esami universitari viene incluso nel curriculum del corso un codice di condotta a cui attenersi e le scuole sono molto più disposte a venirti incontro riducendo le difficoltà didattiche per raggiungere la sufficienza piuttosto che tollerare l’uso dell’inganno. Insomma, il messaggio è che tutto sommato, per evitare il “fail” in un esame esistono tanti modi, dall’aiuto dei teaching assistant, alla distribuzione “normalizzata” dei voti che riduce le insufficienze, fino alla possibilità di integrare l’esame attraverso la partecipazione d’aula, tesine o altri lavori da fare a casa. Ma non di certo la possibilità di ingannare. Violare l’honor code è la mossa non solo più grave, ma più sconveniente.

Evidentemente in Italia vogliamo dare il messaggio opposto: quello che l’inganno paga, già dai diciotto anni.

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