Champagne, un fortunato incidente

Prima evoluzione

Lo champagne in origine era un vino da dessert, bianco e dolce, che ha assunto nuove caratteristiche per un incidente di vinificazione nel tentativo di una nuova rifermentazione in bottiglia.

E’ stata la collaborazione fra due enologi e confratelli dell’abbazia di Hautvillers a produrre questo sostanziale e positivo cambiamento, Jean Oudard e dom Pierre Perignon.Il secondo, il più conosciuto, è vissuto tra il 1638 e il 1715, morendo lo stesso anno di Luigi XIV: strana coincidenza dal momento che entrambi sono morti, ma continuano a vivere eternamente per la loro raffinatezza. Si dice, inoltre, che dom Perignon non avesse mai avuto l’occasione di assaggiare i suoi vini dal momento che in quel periodo le bottiglie erano di vetro soffiato perciò non sopravvivevano a dieci atmosfere; infatti l’aggiunta di zucchero per favorire la presa di spuma, molto spesso si trasformava in un tale eccesso di pressione da provocarne l’esplosione.

Seconda evoluzione

Questo spumante dolce sopravvisse fino al 1865, quando la casa produttrice Bollinger, una fra le migliori, spedì per prima volta in Inghilterra uno champagne molto secco con bassa dose liquer. Terza evoluzione Nel 1910 in tutta Europa i vitigni furono colpiti dalla filossera, questo accadde anche nella zona dello champagne, perciò alcuni vitigni autoctoni, come il Pinot Meunier, il Pinot Noir e lo Chardonnay furono innestati con vitigni provenienti dall’America che erano immuni dalla malattia. Oggi chiameremmo questi prodotti transgenici, tuttavia non c’è stato danno alcuno, dal momento che il risultato è eccellente e lo champagne è il vino più famoso al mondo. Tuttavia nelle zone di Avize, Clos du Masnil e Clos Ambonnay, alcuni piccolissimi appezzamenti non furono colpiti dalla malattia, si ha perciò la possibilità di assaggiare lo champagne di questi vitigni autoctoni, non innestati. Le bottiglie sono rarissime e in alcuni casi non superano le 3000 l’anno, pertanto sono carissime. La superficie dei vigneti è di 26.000 ettari. La produzione si aggira dai 650.000 mila ettolitri nelle annate più scarse, per arrivare ad 1.600.000 mila ettolitri nelle annate più abbondanti, la resa massima per ettolitro/ettaro è di 31-70. Della denominazione 1^ Cru parleremo la prossima volta.

Lisa & Sabrina

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