Chai, l’amico cinese

Quando lavoravo in Svizzera, due anni a Zurigo, ho conosciuto Chai, cinese, laureato in chimica che faceva un part time come ricercatore alla Novartis. Era allegro, gli piaceva giocare a pallone, bere vino e mangiare gli spaghetti. Siamo diventati amici, mi raccontava di suo padre condannato dalle guardie rosse e passato da professore universitario a contadino ed era buffo, perché Chai ricordava quel periodo come bellissimo, un bambino che giocava libero nei campi. Poi io sono rientrato, lui ha avuto un prolungamento sul suo progetto di ricerca. Ci siamo sentiti qualche volta, poi mi ha detto che ritornava in Cina, metteva su un’azienda con suo fratello, avrebbero prodotto detersivi. Un declassamento intellettuale per lui, ma anche la possibilità di fare un mucchio di soldi. Ci siamo scambiati le mail e gli ho fatto tanti auguri. Una settimana fa mi ha scritto che era in Italia, così ci siamo visti a Milano. Si è sposato, ormai il detersivo è acqua passata, si occupa di import export e fa il consulente per aziende cinesi ed europee. Già, la Cina. E’ stato un peccato non andarci, vederla e forse combinare qualcosa, magari insieme, ma era un mondo lontano, troppo per me. Inevitabilmente abbiamo parlato della situazione economico-politica europea. Gli ho spiegato qualcosa e mi sono stupito di quanto fosse informato. Loro la stanno vivendo con preoccupazione, ma anche con interesse per potenziali sviluppi espansivi, questa crisi dell’euro. La maggior preoccupazione è vedere i nostri politici giocare a moscacieca, andare a casaccio. Il loro terrore è la nostra commistione di economia e finanza. Sì, come colosso economico temono questa maledetta finanza che impoverisce molti e fa calare i consumi. Non capiscono perché lasciar bruciar montagne di ricchezza reale (interessi di obbligazioni, dividendi, stipendi perduti, ecc..) senza prendere contromisure. Rideva raccontandomi che è anche lui un fan di Gates e di Buffett, che vogliono far pagare più tasse ai ricchi. Perché da loro non le paga nessuno, ma tutti sanno che non sarà sempre così. Lo hanno imparato guardandoci e spera ardentemente che anche là non facciano i nostri errori. Ma è anche preoccupato. Certo il quadro generale è importante, ma il particolare è la propria vita. Che questa banalità non ci entri in testa proprio non riesce a capirlo. Gli ho citato Guicciardini e mi ha chiesto su che giornale scrive. Ho glissato. Insomma, “prendi i soldi e scappa” è un bel film, ma quando lo fanno dal vero, in grande stile, coprendo tutto con la coperta corta della finanza e la volontaria cecità della politica, è una rovina. Questo ha detto in sintesi Chai e che potrà sempre “aggiungere un posto a tavola”per me.

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