Cavalli (di razza) e somari (da soma)

 Mi é capitato giorni fa, come a molti, di vedere in tv pezzi e stralci dell’intervento di Matteo al congresso del Pd e poi di assistere ad un talk con Delrio. E mi sono venuti in mente i cavalli di razza democristiani. Così venivano appellati Fanfani e Moro, soprattutto nel periodo in cui nel partito non contavano una mazza, ma gli affari li facevano altri. Certo, avevano sdoganato il centro con appoggio esterno dei socialisti e poi il centrosinistra. Ma comandare, nisba, i boiardi di Stato entravano per altre porte (Prodi compreso, che non bastò Andreatta per piazzarlo). Come poi finirono i suddetti lo dobbiamo ricordare: uno seppellito (fisicamente) dai suoi compagni di partito che trattarono con le BR per liberare nello stesso periodo un assessore campano, ma che per Moro giocarono a “vai avanti tu che a me scappa da ridere” e Berlinguer (coerente all’estremo) si assunse la responsabilità del non trattare. Il risultato fu che, morto Moro, Andreotti scaricò il governo di emergenza e varò il CAF (ovvero l’assalto finale alle casse dello Stato italiano). Il secondo cavallo di razza, Fanfani, fu usato dalla Chiesa nella battaglia contro il referendum sul divorzio e il suo argomento più pregnante furono le corna a quelli che in piazza ai suoi comizi ci andavano per fischiarlo. Poi si prestò ancora per un governo balneare che non riusciva a dimettersi, perché in aula NON riusciva ad ottenere la sfiducia che lui stesso chiedeva. Una fine da burattino, ma non per bambini, burattino triste, polveroso e dimenticabile. Sparì facendo il pittore  dopo averci sbolognato un generale della Croce Rossa.

Gli asini da soma (ma preferivano chiamarsi peones) invece brigavano e soprattutto ingrassavano. La razza dei cavalli di razza si era quasi estinta e l’ultimo nato é giusto Matteo, ma pare più bardotto o mulo, quella dei somari (da soma) ha un filone infinito e oggi si esprime al meglio con Franceschini e Delrio, appunto. Rivedere quest’ultimo in TV fare la sua agiografia, per me é stato un male fisico e altrettanto male mi faceva vedere che i giornalisti, di fronte alle affermazioni di verginità assoluta, non gli ricordavano che il suo primo atto politico è stato un tradimento (fu eletto consigliere regionale CONTRO il candidato di Castagnetti e il giorno dopo andò a giurare fedeltà a Castagnetti stesso). Non parliamo poi del capitolo dell’elezione a sindaco di Reggio Emilia. In piena campagna elettorale gli venne voglia di fare un viaggio e andò in un ridente paesello calabro. Ognuno va dove vuole e se poi alla fine del viaggio, raccattò voti nella sua città, sono solo sporche chiacchiere di una vecchia comare come me. La tristezza mi é venuta non per le parole di Renzi o la ieraticità campagnola di Delrio, ma per il fighettismo dei nostri giornalisti, che non sanno o forse anche sì, ma non dicono, forse solo banalmente perché tengono famiglia,

Uno dei due giornalisti era Scansi, punta di diamante del Fatto Quotidiano, ma forse di più, una prima soubrette di varietà da teatri di provincia, se non ha neppure queste informazioni.

 

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