I cardinali che custodiscono la borsa

jpg_1350706 CITTÀ DEL VATICANO, 28 gennaio 2014 – Oltre che dell’organigramma della curia romana e della scelta di nuovi pastori per importanti sedi episcopali come Colonia, Madrid e Chicago, nell’anno appena iniziato papa Francesco dovrà anche occuparsi della nomina, minore ma non meno significativa, dei nuovi membri della commissione teologica internazionale. Creata da Paolo VI nel 1969, la commissione è stata rinnovata – più o meno regolarmente – di quinquennio in quinquennio.

Gli attuali trenta membri in procinto di scadere furono nominati il 19 giugno 2009, quando papa era Benedetto XVI e prefetto della congregazione per la dottrina della fede, a cui la commissione afferisce, era il cardinale statunitense William J. Levada.

Ora sulla cattedra di Pietro c’è Francesco e alla testa della congregazione c’è il tedesco e ratzingeriano Gerhard L. Müller, prossimo cardinale. Secondo gli statuti è compito della commissione “studiare i problemi dottrinali di grande importanza, specialmente quelli che presentano aspetti nuovi, e in questo modo offrire il suo aiuto al magistero della Chiesa”.

L’ultimo prodotto della commissione, reso pubblico pochi giorni fa, è un documento teso a confutare l’accusa che la fede monoteista sia di per sé generatrice di violenza:

> Chiesa sotto processo. La parola alla difesa (21.1.2014)

Della commissione fanno parte “studiosi delle scienze teologiche di diverse scuole e nazioni, che siano eminenti per scienza, prudenza e fedeltà verso il magistero della Chiesa”. Sono nominati dal papa, “al giudizio del quale vengono proposti dal cardinale prefetto” della congregazione per la dottrina della fede, “dopo aver ascoltato le conferenze episcopali”. Benedetto XVI aveva una grande familiarità con questa istituzione. Da semplice professore di teologia ne venne nominato membro per il primo e secondo quinquennio da Paolo VI, che nel 1977 lo chiamò a guidare l’arcidiocesi di Monaco e lo creò cardinale. In qualità di prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger ha poi presieduto “ex officio” la commissione dal 1981 al 2005.

E invece tutto da verificare l’interesse che Francesco riserverà alla commissione, di cui pure fece parte, nel primo quinquennio, il suo maestro in teologia, don Lucio Gera. In ogni caso sarà interessante osservare con quali criteri il papa nominerà i nuovi membri. Se cioè darà più spazio a teologi laici, a teologhe, e se allargherà la rappresentanza latinoamericana. I primi laici ad essere nominati membri della commissione sono stati John Finnis e William May nel 1986 (quarto quinquennio), mentre le prime teologhe donne sono entrate nel 2004 (settimo quinquennio) ed erano suor Sara Butler e Barbara Hallensleben, entrambe confermate nel 2009. Complessivamente, su circa 150 membri che suono ruotati negli otto quinquenni, i laici sono stati una mezza dozzina e le donne appena due. Tra gli attuali trenta membri, poi, solo quattro sono latinoamericani.

Gli statuti escludono esplicitamente che possano essere annoverati tra i membri della commissione anche esperti non cattolici, pur prevedendo che possano essere consultati. E infatti il monaco protestante Max Thurian lo divenne nel 1992, dopo la sua ordinazione a sacerdote cattolico del 1987. Ma non manca chi su questo punto si attende un altro degli “strappi” che stanno caratterizzando l’attuale pontificato. Sarà curioso anche vedere se e come papa Francesco attingerà dai teologi della commissione per importanti nomine episcopali o curiali, come hanno fatto i suoi predecessori. È cospicuo infatti l’elenco di membri della commissione teologica promossi all’episcopato e poi premiati con la porpora. Oltre a Ratzinger, basti ricordare i casi di Carlo Caffarra, Willelm J. Eijk, Pierre Eyt, Walter Kasper, Karl Lehmann, Jorge A. Medina Estevez, John Onaiyekan, Christoph Schönborn, Luis Tagle, e dello stesso Müller.

Una battuta inserita da Francesco nel suo discorso ai nunzi ricevuti in udienza il 21 giugno 2013 farebbe pensare che con l’attuale pontefice sarà più difficile che questo accada. Disse infatti Francesco ai rappresentanti pontifici partecipanti alle giornate a loro dedicate nell’ambito dell’Anno della fede: “Nel delicato compito di realizzare l’indagine per le nomine episcopali siate attenti che i candidati siano pastori vicini alla gente. Questo è il primo criterio: pastori vicini alla gente. È un gran teologo, una grande testa? Che vada all’università, dove farà tanto bene!”.

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Sui teologi dunque si vedrà. Ma intanto papa Francesco, con una mossa a sorpresa, ha rinnovato la commissione cardinalizia di vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione, i cinque porporati che stanno al vertice della catena di comando della impropriamente detta “banca” vaticana. Il 16 febbraio dello scorso anno Benedetto XVI, in uno dei suoi ultimi atti di governo, aveva rinnovato per un quinquennio la commissione, confermando i cardinali Tarcisio Bertone, Jean-Louis Tauran, Odilo P. Scherer e Telesphore P. Toppo e sostituendo con Domenico Calcagno l’incompatibile – perché già capo dell’Autorità di Informazione Finanziaria, ente controllore dello IOR – Attilio Nicora.

Ma papa Francesco ha di fatto annullato quella decisione, sostituendo quattro dei cinque membri nominati dal suo predecessore. Salvato il solo Tauran, subentrano i cardinali Schönborn, Thomas C. Collins e Santos Abril y Castelló, nonché il prossimo porporato Pietro Parolin, successore di Bertone come segretario di Stato. Nel comunicato che ha annunciato la nomina dei cinque cardinali non è stato detto chi sarà il presidente della commissione. Ma indiscrezioni di stampa lo individuano in Abril y Castelló, 79 anni a settembre, ben conosciuto da Bergoglio perché fu nunzio a Buenos Aires dal 2000 al 2003, prima d’essere spedito nella meno prestigiosa Slovenia poiché – racconta il tam tam curiale – nelle nomine episcopali e in altre questioni preferiva dare retta all’allora arcivescovo della capitale argentina piuttosto che ai suoi superiori romani dell’epoca: il cardinale segretario di stato Angelo Sodano e il sostituto – oggi anche lui cardinale – Leonardo Sandri, argentino. Finita la sua carriera diplomatica per raggiunti limiti di età nel 2011, Abril è stato valorizzato sotto il pontificato di Benedetto XVI e con Bertone alla segreteria di Stato.

Nominato arciprete di Santa Maria Maggiore nel novembre di quello stesso anno, nel febbraio successivo è stato creato cardinale e fatto membro della congregazione per i vescovi. Gli statuti dello IOR stabiliscono che siano i cardinali membri della commissione a eleggere al proprio interno il presidente e non prevedono approvazioni o ratifiche papali. Ma è facile immaginare che i cardinali votino il nome che il papa ha informalmente fatto sapere di preferire. Se verrà confermata la scelta di Abril y Castelló, non sarà dunque il segretario di Stato a presiedere la commissione. Ma questa non è una novità.

Bertone e Sodano ne sono stati presidenti. E lo fu in anni più lontani Jean Villot. Ma Agostino Casaroli, anche lui membro della commissione dal 1979 al 1994, non la guidò. I presidenti all’epoca furono Agnelo Rossi dal 1979 al 1989 e Bernardin Gantin dal 1989 al 1994. A ciò si può aggiungere che Parolin entra nello IOR dopo tre mesi dalla nomina a segretario di Stato. Bertone vi entrò il 14 ottobre 2006, un mese dopo essere succeduto a Sodano. Quest’ultimo invece dovette aspettare quattro anni, ma poi è rimasto in commissione – in coabitazione con Bertone ma mantenendo la presidenza – fino alla fine del 2007, quando aveva raggiunto gli 80 anni. Anche Casaroli rimase nella commissione fino ad oltre 80 anni. Mentre Bertone ne è stato esonerato poco dopo aver superato i 79, che è anche l’età a cui Abril y Castelló è vicino.

Resta invece ancora “ad interim”, cioè provvisoria, la nomina a prelato dello IOR del discusso monsignor Battista Ricca. Una nomina, questa, formalmente adottata dalla commissione cardinalizia, come prevede lo statuto, ma di fatto imposta da papa Francesco, come si evinse dal comunicato della sala stampa vaticana che la annunciò il 15 giugno 2013. Nella nota, infatti, si specificò che la nomina di Ricca era stata adottata “con l’approvazione del Santo Padre”, di per sé non prevista dalle norme. Il consiglio di sovrintendenza dello IOR, invece, è guidato dal 15 febbraio 2013 dal tedesco Ernst von Freyberg, che ha preso il posto di Ettore Gotti Tedeschi, bruscamente defenestrato nel maggio 2012.

Il sito dello IOR avverte che la scadenza dell’intero board laico è prevista nel dicembre 2015. Ma alla luce degli avvenimenti dell’ultimo anno – soprattutto della bufera che ha investito l’istituto in seguito all’inchiesta della magistratura italiana su monsignor Nunzio Scarano – è ancora presto per dire se e come l’attuale organigramma dello IOR sopravviverà.

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