Calcio: serve una superlega

 Le cifre folli spese dai club cinesi per accappararsi giocatori del vecchio continente, l’allargamento del numero di squadre ai campionati Europei, un Mondiale invernale all’orizzonte, trofei nazionali giocati oltreoceano, la nuova Champions League, la proposta di giocare gli Europei attraverso l’intero continente, sono solo alcune delle novita’ gia’ presenti nel mondo del pallone, ma probabilmente non basteranno.

Penso infatti si stia profilando come inevitabile la creazione di una Superlega che sostituisca la Champions League, un circolo esclusivo per i migliori club d’Europa o del mondo. In questo senso si potrebbe anche interpretare l’improvviso interesse di imprenditori cinesi nell’acquisire club come Inter e Milan, che sebbene ad oggi rappresentino un cattivo investimento, garantirebbero – grazie alla loro storia – un ticket d’accesso alla nuova ipotetica lega, il cui potenziale economico  farebbe probabilmente impallidire l’attuale Champions League.

Per ora si e’ discusso molto, a porte chiuse, di ipotesi ed evenutali formati. Quali le regole di accesso alla Superlega? Completamente chiusa o con alcuni posti basati sui campionati nazionali? Possibili retrocessioni? E ancora, la grande domand: campionato Europeo, magari con partite giocate oltreoceano, o lega allargata ad altri continenti e club di Cina, Usa e magari Australia?

Indipendente dal format, credo che questo passaggio sara’ inevitabile. E personalmente lo vedo con favore. Per ora ci limitiamo ad alcune considerazioni:

  • La Premier League inglese attualmente monopolizza gli introiti del prodotto calcistico, surclassando gli altri campionati per visibilita’ in aree come l’Asia che per l’immediato futuro occorre considerare come il primo mercato di riferimento. Non stupisce dunque che a spingere per la creazione di una superlega siano proprio i club delle altre nazioni, con in testa la Juventus, il cui presidente Andrea Agnelli ha intrattenuto varie conversazioni con la dirigenza del Bayern Monaco, con il favore dei spagnoli Real Madrid e Barcellona
  • Per usare le parole di Agnelli stesso: la Championsvale 1,5 miliardi di diritti tv contro i quasi 7 della Nfl, nonostante le ricerche di mercato ci dicano che su 2 miliardi di tifosi sportivi nel mondo ben 1,6 miliardi sono tifosi di calcio e soltanto 150 milioni di football americano. Questo deve fare riflettere sul potenziale inespresso con i format attuali del calcio ”. Per una mera logica di mercato, questa situazione di inefficienza economica sorretta per anni da dinamiche culturali, politiche e talvolta anche da elementi di corruzione o incompetenza e’ dunque destinata ad essere superata dall’onda lunga del capitalismo mondiale.
  • Che si tratti di Superlega in un primo tempo Europea, o direttamente di un campionato globale, la Cina e l’area asiatica, sia per gli investimenti dei club che per il potere di spesa dei consumatori, non puo’ essere esclusa dall’equazione di un prodotto che ad oggi per orari, format dei tornei, brand e marketing non e’ pensato per quel mercato, e quindi e’ destinato a cambiare
  • Anche da un punto di vista sportivo e tecnico, la forbice di risorse fra pochi top club ed i restanti e’ divenuta tale da spingere in tal senso anche per recuperare interesse calcistico. Tolta appunto la Premier league, i rimanenti campionati ormai stanno perdendo appeal in quanto sostanzialmente gia’ assegnati da diversi anni ultimi anni. Francia, PSG. Italia, Juventus. Germania, Bayern Monaco. Spagna, Real Madrid o Barcellona. Per rompere la monotonia, una volta ogni due anni, in uno a turno di questi campionati si applaude la lodevole eccezione.
  • Il potenziale economico di una superlega sarebbe certo straordinario. Ma anche quello tecnico. Ogni domenica andrebbe in scena un tabellone degno come minimo di un quarto di finale di Champions League. Dal punto di vista sportivo immagino vi sarebbe un evoluzione, con due fenomeni a mio avviso da tenere d’occhio. Il primo e’ la probabilita’ di una ulteriore professionalizzazione del settore e l’innalzamento tecnico derivante dal maggior tasso di competitivita’ e dal fatto che i campioni si troverebbero a fronteggiare altri campioni molto piu’ spesso. E’ noto infatti che in ogni disciplina o ambito della vita, misurarsi con gente piu’ forte di te e’ cio’ che spinge a tirare fuori il meglio. Il secondo aspetto interessante e’ scoprire quali giocatori farebbero il salto di qualita’ in quel contesto e quali invece ne uscirebbero ridimensionati. Ad oggi infatti, anche campioni straordinari come Messi o Ronaldo, per tre quarti dell’anno rifilano triplette a squadre mai in partita, e solo per poche occasioni in Coppa e pochissime in campionato, si devono presentare con gli scarpini tirati a lucido . Cosa succederebbe se fossero chiamati a farlo ogni domenica? Forse alcuni giocatori ad oggi sottostimati aumenterebbero il loro valore, mentre altri insospettabili campioni crollerebbero sotto questa pressione. Del resto posso pensare a piu’ di un esempio di giocatore piccolo con le grandi e grande con le piccole. Cosa succederebbe quando tutte fossero grandi?
  • Per quel che riguarda i campionati nazionali, esiste giustamente un timore diffuso di totale marginalizzazione e crollo delle risorse economiche. E’ un timore legittimo. Posso pero’ prevedere anche risvolti positivi. I campionati nazionali avrebbero l’onere – ed interesse – di valorizzare giocatori locali da vendere poi a cifre da capogiro ai club iscritti alla superlega, diventando cosi’ principalmente palcoscenici per giovani di valore, cosa che potrebbe giovare alle nazionali. In secondo luogo, potrebbe essere positivo vedere squadre come Genova o Udinese conquistare magari un titolo, riportando entusiasmo in piazze e citta’ che alle condizioni attuali non possono invece sperare di arricchire la propria bacheca.

 

 

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