Buddismo nel centro Soka Gakkai?

buddha-9-60a67 Con visibile e sorprendente entusiasmo è stata salutata dai media l’apertura di un istituto – che si qualifica come Buddhista – della scuola internazionale Soka Gakkai, a Milano.

 

Per l’occasione si è presentato a pregare anche l’ex Pallone d’oro Roberto Baggio, che da decenni si proclama buddhista. Non sappiamo esattamente a che punto sia il percorso spirituale del divin codino anche se sappiamo che da diverso tempo è nel mirino degli animalisti per la sua passione per la caccia, e siccome uccidere animali non è esattamente la soluzione migliore nè per procurarsi buon karma, nè tantomeno per estinguerlo, sarebbe opportuno non considerare la presenza di Baggio come un endorsement alla credibilità della Soka Gakkai.

 

Quello che la stampa, fra l’entusiasmo generale, ha trascurato, è che se il network della Soka Gakkai è molto esteso nel mondo, altrettanto estesa è la rete di siti e gruppi di supporto alle “vittime” della Soka Gakkai, che individuano in questa scuola un culto o setta, che dir si voglia. La cosa tuttavia più sorprendente è come a questa scuola venga lasciato passare l’utilizzo dello schermo protettivo del Buddhismo, dal momento che di Buddhista pare esservi ben poco.

 

Ho infatti partecipato ad una presentazione della Soka Gakkai a New York. Appena entrato mi sono ritrovato in una sala di devoti che recitavano in maniera concitata e – lasciatemelo dire – bizzarra, una sorta di mantra, cosiddetto daimoku. Il cuore di questa pratica non consiste in altro che recitare questo testo per ore al giorno, di fronte ad una pergamena che loro vendono per circa 20 dollari. Tutto qui.

 

Il Buddha insegnava la liberazione tramite Sila, Samadhi, Panna (moralità, concentrazione, saggezza), e l’Ottuplice Nobile Sentiero, ma nessun riferimento agli insegnamenti del Buddha viene fatto alla Soka Gakkai. I partecipanti vengono esposti ad una sorta di show con filmati e testimonianze di persone che semplicemente recitando questa filastrocca hanno ottenuto risultati magici che vanno da guarigione di malattie, a somme di denaro inattese, eccetera.

 

Secondo i rappresentanti della Soka Gakkai, questo daimoku “consente di sincronizzarsi con le proprie frequenze più alte e la propria natura del Buddha”. Insomma, non serve neanche capire il testo o un complesso sistema teologico. Tantomeno serve lavorare su se stessi in maniera complessa. Basta recitare un’ora al giorno una precisa sequenza di parole e aspettare di vedere cosa succede nella propria vita. Non sarò un esegeta del buddhismo, ma qui di buddhista c’è ben poco, al contrario vi è una credenza magica ed assolutamente rituale, fondata non certo sul messaggio del Buddha.

 

Nell’atmosfera di generale entusiasmo, ma sottile agitazione, vi è una certa propensione a fare adepti e si invita la gente a portare amici o parenti, anche se tuttavia, a livello economico non viene chiesto altro se non i venti dollari per la pergamena. Altresì occorre domandarsi come l’ associazione possa permettersi un costoso e grande edificio a due passi da Union Square a New York. E’ possibile che si supporti con donazioni di coloro la cui vita si è trasformata ed ha prosperato grazie alla recitazione quotidiana e frenetica del daimoku. Sebbene non abbiamo una opinione a riguardo, è giusto citare pure il fatto che la Soka Gakkai è entrata anche nel mirino degli hacker Anonymous che l’ hanno accusata di fare lavaggio di denaro sporco attraverso i suoi centri, accusa della quale chiaramente non abbiamo alcun elemento per giudicare la fondatezza. Certo è che le controversie intorno a questa scuola sono diverse e provengono da più parti, a differenza del Buddhismo in generale, una delle religioni meno controverse al mondo.

 

Quello che invece possiamo giudicare è che la vita è qualcosa di maggiormente complesso di quanto qui viene proposto, e lavorare su se stessi include qualcosa di più che la recitazione compulsiva di un rituale quotidiano. Buddha ha isegnato piuttosto la meditazione come osservazione di se stessi, del respiro, e del corpo, una osservazione attenta e scrupolosa fino agli elementi ultimi dei quali siamo composti al fine di acquisire la “retta visione”. Un processo paziente, a volte doloroso, magari privo di biglietti vincenti della lotteria, miracoli o riunioni domenicali che rasentano lo show. Un percorso tortuoso, lento e spesso faticoso. Per questo forse, anche più difficile da vendere.

 

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