Artisti di sinistra (quasi) pentiti

lupoli ligabue Colgo lo spunto dell’ultimo concerto della rockstar emiliana Luciano Ligabue, che ha riscosso a Roma uno strepitoso successo, cantando i suoi ultimi brani e filosofeggiando sul potere, per fare una modesta considerazione sugli artisti di sinistra. Premesso che Ligabue non è mai stato tra i miei cantanti preferiti- mi faceva velo la voce troppo roca e l’imitazione volgarotta di Neri Marcorè- ho seguito la sua carriera artistica, se non altro da tifosa locale, essendo l’artista nativo di Correggio. Dichiara Luciano, nell’intervallo tra un brano e l’altro dello show: ”Ognuno deve essere libero di esprimere quello che crede, io semplicemente, in questo caso, non ce l’ho fatta a trattenere la mia indignazione. Poi sullo schermo vengono proiettati i costi totali della politica: 23,2 miliardi di euro, il numero di italiani che vivono di politica, 1,1 milioni, i costi della giustizia, 4 miliardi di euro, il numero dei processi pendenti, 9 milioni. Tutto molto interessante e giusto. Ma, cantava Gaber 20 anni fa,” qualcuno era comunista”, ricordando un’epoca in cui essere di sinistra, per gli artisti italiani era un obbligo. Forse perchè la cultura di sinistra, un tantino astratta, dovrebbe rappresentare progressismo, libertà di pensiero e dei costumi, perciò cantanti e attori hanno in moltissimi professato l’appartenenza alla sinistra. Così ritroviamo il nostro Ligabue, consigliere comunale del PDS al paesello natio e lo immaginiamo muovere i primi passi musicali nelle varie Feste dell’Unità prima, del PD poi, fino ai due trionfi di pubblico al Campovolo della rossa Reggio Emilia. Poi ricordiamo Nanni Moretti, coi suoi famosi film, finanziati dai governi di sinistra. E ancora De Gregori, Guccini, Samuele Bersani, Jovanotti e tanti altri, ma proprio quelli che ho citato, considerati icone musicali, carichi e anche saturi di successi e danari, si sono detti negli ultimi tempi delusi dal Pd. Dunque , sempre per tornare al nostro, lo abbiamo sentito dichiarare che non avrebbe votato alle primarie, in quanto appunto il partito lo aveva deluso. La mia domanda è questa, ammettendo il coraggio delle dichiarazioni, in un mondo dove c’è un’enorme piaggeria verso il potere politico, perché non l’hanno fatto quando ancora non erano ricchi e famosi? Forse motivi di malcontento ve n’erano anche prima, se oggi l’Italia è ridotta così, perché non ha sempre governato solo il Caimano, e non da solo, considerando le larghe intese e le varie amministrazioni regionali e locali.

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