Alluvioni, manager e bonus

mafalda Nella disgrazia di Genova sott’acqua, oltre allo sciacallaggio vero di chi ruba, c’è anche quello mediatico. Si è venuto a sapere che alcuni dirigenti comunali hanno ricevuto un premio per quello che hanno fatto contro possibili (prima di una settimana fa) problemi idrogeologici. Queste persone sono state messe alla berlina e condannate come co-responsabili dell’alluvione. Premessa: non li conosco e penso che siano, come buona parte dei dirigenti pubblici, mediamente “coperti” politicamente e “sfiniti” dal loro lavoro e dalle loro responsabilità. Molti hanno chiesto che i premi venissero restituiti, e a qualcuno farebbe piacere anche un po’ di gogna sulla pubblica piazza. Il fango da tirare, purtroppo, non manca. Di ragionare, poca voglia, come sempre più spesso accade.

Vediamo cosa è successo : per “elevare” gli standard e i rendimenti dei dirigenti, sulla spinta, si fa per dire, di Brunetta, sono stati posti dei traguardi, chi li raggiunge viene premiato. È colpa dei premiati? Non credo, possono essere stati gli ispiratori dei traguardi, ma non i responsabili. I responsabili sono i politici che hanno firmato e accettato questa logica. Sono quelli che avvallano, meglio, costruiscono questa classe dirigenziale dove la tessera e la fedeltà politica contano molto di più della competenza. Non quei dirigenti, ma chi ce li ha messi, devono essere esposti al pubblico ludibrio. Quindi, impavidi media, forza, fuori i nomi di chi prende premi, di chi non raggiunge gli standard. E smettiamola con la palla della privacy: se ho fatto casino, è giusto che la gente lo sappia.

Se nel lavoro valgo poco, è giusto che sia pubblico. E a proposito, Presidente Renzi, invece di promettere soldi a gogò, si impegni a far valutare, a cascata dai super dirigenti dello Stato in giù, vedrà che la spending review sarà automatica. Chi valuta però, ne dovrà rispondere. In solido, intendo. E piantiamola di mandare all’aria sempre gli stracci, anche se qualche volta sono, intellettualmente, straccioni.

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