Non ci sono idee e quando fioriscono, come nell’incontro Merkel e Sarkozy, sono dannose, come quella di tassare le transazioni finanziarie. Poteva avere un senso all’epoca di Yalta, dove peraltro i nostri due eroi non sarebbero neppure stati invitati, non certo in tempi di mercati globali. Il vero problema è che l’Europa, seppure accodata agli Stati Uniti, non è più il cuore del vecchio mondo, è un continente decadente destinato alla marginalità politica ed economica, nonché ad un aumento della povertà.

In questo mare di incompetenze, ignoranza ed incapacità, l’unica cosa veramente importante sarebbe cercare di salvare l’industria. Meno si cresce, prima si muore, vale per tutti, anche per i tedeschi. Eppure non c’è nessun sforzo coordinato per cercare di competere in questo che è l’unico campionato che conta. Per quanto riguarda l’Italia, le manovre in corso non bastano.

Non abbiamo un euro per gli investimenti e continuiamo a tenere in piedi una sorta di capitalismo socialista- compassionevole, che distribuisce sussidi, pensioni allegre e false occupazioni, semplicemente aumentando il debito.

In queste condizioni non c’è da stupirsi che la borsa italiana valga, ormai, meno di quella di San Marino: è semplicemente il segnale tangibile dello sgretolarsi del nostro sistema produttivo. Per non parlare delle banche, ormai giunte al capolinea, per carità non stanno fallendo, ma per tirare avanti dovranno continuare a licenziare dipendenti e a non prestare danaro. Insomma, contrarre il loro giro d’affari e per quella via soffocare ulteriormente il sistema produttivo. Sono sul cornicione, non possono andare né avanti né indietro, solo restare ferme, sperando non si alzi il vento.

Tutti blaterano di crescita e poi, alla prova dei fatti, il governo aumenta le tasse al ceto medio e riduce salari e diritti ai produttori di ricchezza. Questi sarebbero i liberali.

I socialisti, alla Bersani, dicono solo due cose: niente tagli alle pensioni, al pubblico impiego, agli enti locali ed una raffica di patrimoniali sugli immobili, sugli scudati, sui patrimoni.

Insomma, ancora morfina, mentre l’arto va in cancrena. Purtroppo non succederà nulla di serio, fino alle prossime botte, che saranno sempre più grosse.

Solo allora scoppierà l’inferno greco, nell’attesa che l’apparato produttivo muoia, non frega niente a nessuno, forse neppure a Confindustria.

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industria ma quale?
scritto da Orazio , aprile 10, 2012

Concordo con quanto detto e scritto.
Nella mia zona, negli anni 70/80 era un fiorire di industrie di artigianato.
Ora non c'è più niente.
All'ultimo industriale che ho avuto modo di parlare, prima che la fabbrica chiudesse, alla mia richieta di chiarimento del perchè chiudesse, la risposta, "per me era già scontata" è stata che il lavoro ne avevano ma, le banche non erano + disposte a rifinanziarlo.
Così ha dovuto chiudere quella sua piccola fabbrica di 20/30 dipendenti.
Ho voluto segnalare questo fatto accaduto l'anno scorso, in quanto è un piccolo spaccato di una situazione che dall'altro anno è aumentata in modo devastante.
Del resto è chiaro che quello che stanno facendo, ha come fine ultimo, oltre l'arricchimento di una piccola elite, la creazione di disperati per un pezzo di pane.
Mi sembra che anche nel passato la situazione si è avuta, per cui la situazione presumo che diverrà esplosiva quando dalla cassa disoccupazione non arriverrà più alcun soldo.

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