Economia e Lavoro

sovradebito1-300x254L’Italia è ancora il peggior pagatore di debiti d’Europa, nonostante nei primi mesi del 2013 lo Stato e le sue autonomie locali hanno ridotto di 10 giorni i tempi di pagamento nei confronti dei propri fornitori. Lo indica la Cgia di Mestre sottolineando che l’Italia continua comunque ad essere il peggior pagatore d’Europa.

Se l’anno scorso le fatture venivano saldate mediamente dopo 180 giorni, quest’anno, stando all’elaborazione della Cgia di Mestre su dati presentati nei giorni scorsi da Intrum Justitia, i fornitori devono attendere 10 giorni in meno, cioe’ 170. Solo la Grecia, che nella graduatoria generale e’ al penultimo posto, ha fatto meglio di noi: per l’anno in corso ha accorciato i tempi di pagamento di 15 giorni.

14463993 italiano-con-le-fiabe-il-giovane-gambero-0Li ho appena mangiati, i piccolini fritti e i grandi grigliati. Buoni, magari troppo colesterolo, ma uno strappo ogni tanto… Appunto ogni tanto.

Nella politica e nell’economia italiana invece ci sono solo strappi. E da almeno quarant’anni il nostro passo preferito è quello del gambero. All’indietro.

Si cominciò con la politica del dopo terrorismo, un embrassons nous di tutto il peggio del paese, quello che in dieci anni ci portò dai morti di terrorismo ai puff di Poggiolini e alle monetine a Craxi. Siamo usciti da un attentato alla democrazia per passare direttamente al sacco dello Stato.

cigCIG-ola.

Sì, in uno Stato che usa da più di mezzo secolo la Cassa Integrazione Guadagni e non ha mai fatto un serio studio sull’utilità della medesima, ormai si può solo dire che cigola e sta per sfasciare tutto.

Come integrazione per brevi periodi, negli anni settanta poteva andare bene, ma se passavano più di sei mesi, anche un cieco si sarebbe accorto che l’azienda ormai era decotta e fuori mercato. Perché il primo effetto di una cassa integrazione che passa i sei mesi, è mettere fuori gioco la ditta che la usa, che diventa obsoleta e ipercostosa.

Infatti la riduzione di produzione aumenta l’incidenza dei costi fissi sul costo del prodotto e quindi mette fuori mercato l’azienda. Meglio sarebbe mantenere fissa la quantità di prodotto e vendere l’eccedenza allo Stato, in questo caso si potrebbe tentare un’analisi dei costi e vedere se l’azienda è salvabile.

tarsu Tarsu. Aumento programmato e forse rimandato. Mica bruscolini, 30% in più. E nessuno dice niente. E li capisco.

I politici nazionali hanno fatto blocco per affermare che con 170 “termovalorizzatori”(=inceneritori) avremmo risolto il problema.

I politici locali si sono immediatamente accodati. Peccato che:

- Lo smaltimento per combustione sia il più costoso (centinaia di relazioni in Italia e all’estero, ma la stampa, tutta la stampa, muta)

- Il costo vero di un inceneritore non arriva al 60% del prezzo di vendita, il resto serve per le “mance” ed è per questo che gli inceneritori li vendono società estere, per meglio “distribuire” la differenza.

Film di Tarantino (palla megagalattica, rifà uno spaghetti western in stile cult). Unica scena, per me, interessante è quando i neri mettono tavola, sono più i servi delle cose da portare in tavola.

E allora ? La trovo una delle sintesi migliori dell’economia reale. Il Sud schiavista perse contro il Nord industriale perché la manodopera a basso costo è sempre despecializzata e quindi la produzione è di bassissimo contenuto aggiunto e pertanto la prima ad essere aggredita dai mercati (produttori) emergenti.

fuga_cervelliE ormai non sorprende più leggere che il numero di emigranti nell’ultimo anno è aumentato del 30%. Nemmeno che la fascia più cospicua riguarda quelli fra i 20 e i 40. Forse può destare appena più stupore vedere che la storica emigrazione del sud ora è superata dalle regioni del Nord, in testa la Lombardia.

Magari nella regione più produttiva di Italia le opportunità non mancano del tutto, ma non si fugge solo per disoccupazione. In molti casi i giovani fuggono perchè sono stanchi di aspettare.

Stufi marci di aspettare che venga il loro turno, mentre nel mondo va in scena l’epoca delle rivoluzioni economiche, sociali, culturali, mentre la tecnologia ha reso l’incedere del progresso frenetico e loro si trovano confinati in uno stato anacronistico. In uno stato dove purtroppo, se non trovano un mediocre in posizione di potere a sbarrargli la strada con malizia e invidia, rischiano semplicemente di trovarsela sbarrata da un buon signore, che però è vissuto di pazienti attese e obbedienza a un sistema perverso.

 

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Riccardo Caselli
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