Renzi è più furbo di Lillo

Grande rilievo mediatico alla telefonata, intercettata, tra Matteo e Tiziano Renzi  pubblicata in un libro dal giornalista del Fatto Quotidiano, Marco Lillo. Si vede che De Bortoli ha fatto scuola, bastano cinque righe o una breve intercettazione per sfornare un successo editoriale. Mentre De Bortoli aveva dato una notizia, che ha creato numerosi problemi alla Boschi, temiamo che Lillo si sia fatto giocare da Renzi. Se è vero che Tiziano era stato avvisato di essere intercettato, da Lotti e dal Generale dell’Arma, Saltamacchia, come sospettano i magistrati che lo indagano, è impensabile che Matteo non lo sapesse,  quindi la telefonata potrebbe essere un teatrino per poter dire: guarda come sono bravo, ho sgridato perfino mio padre! Cosa puntualmente avvenuta. Nel mentre il povero Tiziano finge di non ricordare se è andato al bar, ma esclude di essere andato a cena con Romeo, e Renzi ne approfitta per accusarlo di non aver avvertito Lotti, due piccioni con una sola fava. Al netto della melassa sentimentale con cui l’ex premier condisce su FB la vicenda, lasciando tra l’altro trapelare che Lillo, grazie alle querele, lo sta aiutando a pagare il mutuo. Perchè Renzi ha un mutuo ed è pure disoccupato, dicevamo al netto della melassa, una cosa è certa: la famiglia Renzi è un blocco unico, l’ex premier si raccomanda di dire la verità, ma di lasciare fuori la mamma, altrimenti la interrogano. Adesso capiamo perchè le mamme sono state inserite nel  suo programma. Su una cosa concordiamo con Matteo, sul fatto che gli atti di indagine, anche penalmente irrilevanti finiscano sui giornali, prima che ne vengano a conoscenza gli indagati. Ma proprio Renzi e la Boschi usarono due intercettazioni, rivelatesi irrilevanti, per far dimettere due ministri, la Guidi e la Cancellieri. Ancora una volta il Tartarino di Firenze si è rivelato più scaltro dei suoi cacciatori, il che ci permette di complimentarci, ma non di considerarlo un leader di qualità.

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