L’eterno ritorno dell’uguale

 In Italia le riforme restano qualcosa di cui si parla molto: ma ci si limita a parlarne

Governi di centrodestra, grandi coalizioni, governi di centrosinistra. Chiunque comandi in Italia le riforme restano qualcosa di cui si parla molto: ma ci si limita a parlarne.

Non è detto che le cose debbano necessariamente cambiare. Né che le riforme, di per sé, siano buone.In un paese che si allontana sempre più dalla media dell’Unione europea e dell’Eurozona negli indicatori macroeconomici, però, tirare a campare è un modo per andare dritti contro il muro, come Nicola Rossi e Paolo Belardinelli sottolineano nella nota di aggiornamento del Superindice IBL. Nel mentre, si ingrossano le fila degli indignati di professione.

I dati diffusi ieri sull’occupazione mostrano un mercato del lavoro fermo. Su base annua, cresce un po’ la disoccupazione (0,2%), ma diminuisce un po’ l’inoccupazione (-0,9%). L’occupazione non la fanno i governi, non la fanno le leggi, tantomeno gli slogan. Quel che i politici dicono e quel che i politici fanno possono però condizionare favorevolmente o negativamente le variabili economiche. Aver soppresso definitivamente il lavoro accessorio sotto la minaccia sindacale del referendum rientra tra le condizioni sfavorevoli. E non solo perché si è eliminata una forma contrattuale semplice, flessibile e poco onerosa, ma anche perché la “riforma”, in quel caso, ha coinciso con un ritorno alla situazione iniziale: una situazione iniziale dove la rigidità del mercato del lavoro sicuramente non garantiva facilità di creare occupazione.

Ugualmente, la responsabilità solidale in materia di appalti è stata integralmente ripristinata. Il destino del ddl concorrenza, per quel che ormai vale, è del tutto incerto. L’ipotesi di un intervento in favore di Alitalia incombe ancora una volta sui contribuenti. Nella migliore delle previsioni, andremo a votare tornando a una legge simile a quella abrogata nel 2005. Nella peggiore, con un sistema proporzionale tipico del primo periodo repubblicano. Intanto, la distanza fra l’Italia e la media dell’Eurozona e dell’Unione Europea è praticamente la stessa dell’avvio della moneta unica, e la linea di tendenza ha molti elementi in comune con quella prevalente fra il 2008 e il 2010.

L’alternativa a riforme cosmetiche ed omeopatiche, perlomeno alla mensa della politica, pare quella del ritorno a confini e mercati chiusi. E’ una alternativa che ha costi notevoli per il benessere e la libertà di tutti, ma l’ostinazione con cui gli spacciatori di metadone riformista lo contrabbandano per cambiamenti risolutivi la rafforza. Perché si possa davvero cambiare passo, bisognerebbe avere la forza di guardare in faccia la realtà. Prima che sia troppo tardi.

 

Da:Istituto Bruno Leoni

 

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