Il punto sui mercati

 Nessuna sorpresa dal secondo turno delle presidenziali francesi, che ha visto la vittoria di Macron, con un margine anche superiore a quello previsto. Sul fronte francese un passaggio rilevante lo si avrà ancora a giugno con le elezioni parlamentari (l’11 il primo turno ed il 18 il secondo): va ricordato che Macron ha fondato da poco più di un anno il movimento “En Marche” e non è sostenuto da partiti politici tradizionali, di conseguenza, un buon risultato del suo movimento alle politiche, con una significativa rappresentanza in Parlamento, costituirebbe un presupposto importante per l’implementazione del suo programma.

 

La vittoria di Macron era già stata nettamente incorporata dopo il risultato del primo turno e, pertanto, non costituisce una sorpresa la reazione piuttosto tiepida dei mercati, con qualche presa di beneficio. Al di là della reazione di brevissimo termine, va comunque ricordato che i rischi politici erano il principale elemento di incertezza per l’Europa ed a questo punto l’appuntamento più delicato è stato superato positivamente.

Per quest’anno restano in programma le elezioni tedesche, ma su questo fronte non vi dovrebbero essere rischi in quanto entrambi i candidati (Merkel e Schulz) hanno un programma europeista (ferma restando l’incognita di quando avranno luogo le elezioni politiche in Italia).

Con l’attenuazione dei rischi politici, tutti gli elementi convergono per un

visione favorevole sui mercati azionari europei (probabilmente con la sola eccezione del posizionamento, non più così scarico):

  • il momentum dell’economia resta positivo, come confermano i dati macro, sia anticipatori che consuntivi e, per quanto siano un indicatore ritardatario, vanno nella stessa direzione i risultati aziendali;
  • con i recenti sviluppi economici e politici, è aumentata la probabilità che nella riunione di giugno la BCE modifichi in modo restrittivo la sua comunicazione, tuttavia, considerata anche l’assenza di pressioni inflazionistiche, è ragionevole attendersi che Draghi manterrà un atteggiamento di fondo accomodante;
  • va aggiunto che nell’attuale fase del ciclo il rialzo dei rendimenti obbligazionari non dovrebbe avere impatti negativi per la componente azionaria e questo dovrebbe essere tanto più valido in Europa dove vi è un peso importante del comparto bancario (che beneficia del rialzo dei tassi);
  • i multipli di mercato, pur non evidenziando sottovalutazione, presentano ancora spazio di espansione.

 

Se lo scenario è migliorato per i mercati europei, su Wall Street sembra confermarsi una fase di transizione, anche se l’S&P500 si è riportato in prossimità dei massimi ed il Nasdaq ha fatto segnare nuovi livelli record. L’economia americana resta in buone condizioni, sicuramente migliori della fotografia che viene fuori dalla crescita del 1Q, tuttavia, considerati i recenti dati macro non particolarmente brillanti, l’incertezza sulle riforme dell’amministrazione Trump ed i livelli valutativi, mancano le condizioni per allunghi significativi del mercato, anzi non si può escludere una fase di consolidamento.

A questo proposito, considerata la fase di lateralizzazione che dura ormai da inizio marzo, può essere utile individuare qualche riferimento tecnico: sull’S&P500 verso l’alto abbiamo l’importante area di resistenza a 2400 (i massimi assoluti), mentre verso il basso i livelli da monitorare sono l’area 2380-2360 e poi il minimo relativo a 2322.

Un elemento di attenzione su Wall Street è sicuramente rappresentato dalla bassa volatilità: l’S&P500 si sta muovendo in un trading range di poco superiore al 3% da inizio marzo, in ben otto sedute delle ultime nove ha registrato una variazione inferiore a +/-0.2% e la volatilità annualizzata a 30 gg è scesa intorno al 7%, il livello più basso di sempre.

Nel frattempo la volatilità è invece cresciuta sul comparto delle commodities: va detto che le materie prime erano vulnerabili dopo il rally che aveva caratterizzato il comparto sull’onda della speculazione legata alla Trumpflation, come veniva evidenziato dal posizionamento rialzista sovraffollato sul mercato dei futures. L’aggiustamento delle aspettative sulle politiche di Trump insieme al ritorno di qualche timore sulla crescita cinese possono essere sufficienti a spiegare la correzione, senza che questo rappresenti necessariamente il termometro di un peggioramento della crescita globale.

Il petrolio poi deve fare i conti con alcuni argomenti specifici: la produzione di shale oil  profittevole a prezzi sempre più bassi, l’aumento della produzione in Libia e qualche dubbio sul mantenimento degli accordi nell’ambito dell’ OPEC.

Al momento l’aumentata volatilità delle materie prime non si è trasmessa agli altri asset rischiosi, ad eccezione di alcune valuta emergenti, tuttavia, le commodities restano una variabile da monitorare, anche perché considerando gli elevati livelli di compiacenza che caratterizzano i mercati azionari l’effetto contagio potrebbe anche attivarsi improvvisamente.

 

 

 

 

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