Delrio ed il salvataggio di Etruria

Mentre la Boschi continua a negare ogni interessamento nella vicenda Etruria, anche a dispetto dei molti indizi, Delrio ha deciso di confessare di aver telefonato al Presidente della Banca Popolare dell’Emilia, Ettore Caselli, dopo che la Stampa aveva rivelato l’episodio, senza indicare il nome del ministro. Delrio dice di aver fatto la telefonata nell’ambito delle sue funzioni di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ignorando se altri ministri si siano mossi. Non dice se questo intervento è stato fatto all’insaputa di Renzi, ci permettiamo di dubitare che tutti questi membri del governo si siano attivati all’insaputa di Renzi, anche alla luce delle intercettazioni del responsabile Bankitalia di Firenze, che raccomanda all’Ad di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, ospite a casa Boschi, di tenere avvertito il premier, che è molto vendicativo. Ora se Delrio ha compiuto un atto istituzionale e noi lo reputiamo tale, supponiamo che si sia mosso pure per Monte Paschi e per le coop reggiane in stato fallimentare, ma questo interessamento non risulta, o almeno non è stato confessato. Che Etruria sia un nervo scoperto è evidente, che si sia fatto di tutto per salvarla, pure. Che fosse normale farlo è probabile, come è certo che ci sono figli e figliastri e che salvare l’icona del renzismo, la Boschi, sia un imperativo che non è valso per altri ministri. La rottamazione viaggia a giorni alterni ed è pure un po’ strabica: esaltava il fatto che un Presidente della Repubblica tedesco si fosse dimesso per aver copiato una tesi, ma quando è toccato alla Madia, l’occhio strabico non ha visto. Vigili sulla laurea inventata di Oscar Giannino e strabici su quella della ministra Fedeli. Insomma, come il cireneo, Delrio si carica sulle spalle i tentativi di salvataggio delle banche, magari anche l’incontro con Blair e l’Ad di JP Morgan, che portò la banca americana a sostituire gli svizzeri di UBS come advisor di Mps. I giornali scrissero che c’era Renzi, adesso scopriremo che c’era Delrio. Il nostro ministro se volesse occuparsi di crisi, potrebbe guardare a quelle di casa sua, alle coop fallite, lasciando buchi miliardari nei conti delle banche, principalmente Mps, delle piccole imprese, degli artigiani e dei bilanci di chi aveva sottoscritto il prestito soci, che non avendo un fondo di garanzia, vale come un prestito subordinato. Giusto che i politici si occupino delle imprese del territorio, ma se così è, ci aspettiamo che il nostro Graziano si candidi ad Arezzo, perché di Etruria si è, diciamo, almeno preoccupato, dei guai reggiani, no.

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