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 La discesa del petrolio è continuata anche nell’ultima settimana, con le quotazioni del WTI che hanno testato brevemente quota 45 US$/barile prima di rimbalzare in area 46 US$, riflettendo principalmente l’andamento dell’offerta nel mercato USA. L’attenzione degli investitori è stata concentrata sulle trimestrali dei produttori medi e piccoli di “shale oil”, che puntano ad aumentare significativamente la produzione rischiando di rendere vani i tagli alla produzione previsti dalle major petrolifere e dai principali produttori OPEC e non OPEC. Su questo fronte, peraltro, la retorica a supporto del rinnovo dei tagli alla produzione anche per il secondo semestre si sta intensificando in vista del meeting del 25 maggio, con la Russia (responsabile del 70% dei tagli tra i produttori non OPEC) che sembra esprimersi a favore. Sulle quotazioni petrolifere pesa anche il potenziale ritorno sul mercato della produzione libica, dopo l’accordo tra fazioni rivali che ravviva le prospettive di un ritorno ad una forma di governo unificato.

Considerando il flusso di notizie contrastanti, l’andamento del petrolio sembra guidato soprattutto dalla continua liquidazione delle posizioni rialziste sul mercato dei futures.

Deboli i metalli industriali, che hanno risentito degli indici PMI cinesi inferiori alle attese, del balzo delle scorte di rame al London Metal Exchange e della bocciatura parlamentare alla carica di Ministro dell’Ambiente delle Filippine di una nota attivista ambientalista, che aveva in precedenza ordinato la chiusura di più di metà delle miniere di nickel del Paese. Ancora deboli le quotazioni dell’oro, che riflettono la propensione al rischio sui mercati degli asset rischiosi ed il progressivo venir meno del premio per il rischio politico legato alle elezioni francesi ed alla politica USA.

 

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