Ladri italiani in Romania

 La notizia è passata quasi inosservata: due italiani sono stati arrestati durante un tentativo di rapina in Romania. Ora, che oltre al cibo, al vino, ai vestiti, ecc.., l’Italia esportasse anche malavita era cosa risaputa, ma esportavamo malavita organizzata, mafia, ‘ndrangheta e camorra. Sono delle multinazionali che controllano attività illecite e anche lecite, hanno i loro consigli di amministrazione, dette cupole, i loro azionisti, detti picciotti, i loro esattori e quelli addetti all’eliminazione dei problemi o del personale in esubero. Questa dei rapinatori solitari ci pare il segno della crisi del mercato interno, invaso da rapinatori di varie nazionalità, tra cui i rumeni. Se il mercato interno è difficile, si delocalizza e la Romania è stata una delle prime mete per le nostre imprese, quindi non si può che apprezzare l’apertura mentale dei nostri connazionali, imprenditori della rapina. Inoltre avranno pensato al vantaggio di agire in un paese latino, in un mercato meno affollato, vista la transumanza di rapinatori rumeni verso l’Italia. Ancora una volta il genio italico si è dispiegato. Purtroppo i nostri sono stati arrestati, nonostante alla partenza, i dati Istat dell’Italia li avessero rassicurati sul fatto che il 90% dei furti, da noi, non vengono perseguiti e i condannati sono una percentuale da prefisso telefonico. Errore grave non aver letto l’Istat rumeno, con dati meno favorevoli, inoltre pare che la legislazione carceraria sia meno premiale e i soggiorni più lunghi e anche il trattamento lasci a desiderare. C’è pure il rischio di trovarsi di notte a lavorare lungo le strade, con una catena alla caviglia, sorvegliati da guardiani con fucili a pompa. Probabilmente una forma di reinserimento nella società, sebbene più controllato del nostro, dove si spera che, finito il permesso, rientrino, magari senza fare nel contempo un’altra rapina. Ecco un settore dove dovremmo valorizzare lo slogan” prima gli italiani”.

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