Il senno di poi

 Parlavo di politica giorni fa con una giovane amica e trovavano che il quadro in Italia è particolarmente deprimente. Dovunque giri (col telecomando) vedi facce da: poco esaltanti a decisamente insopportabili. Per non parlare di chi ci rappresenta in giro per il mondo: da Alfano e il suo “mitico” inglese (ma fa il ministro degli Esteri! O almeno dovrebbe) a Salvini che al Parlamento Europeo critica (in italiano) una legge in via di approvazione e si sente rimbrottare da un collega belga (in italiano) perché lui a discuterla in commissione quella legge non l’hanno mai visto, in mezzo c’é lo scibile ,verrebbe da dire disumano. Lo vediamo negli affari, quelli veri: Mediaset era talmente convinta di poter fare quello che voleva (se Berlusconi vinceva perché vinceva, in caso contrario per non dare l’impressione di una ritorsione “politica”) che ha pensato di fottere Bolloré. E poi, visto come si mettono le cose, chiama (e lo sciagurato risponde) a difesa il governo. Governo che chissà a che pensava quando lo stesso Bolloré si “mangiava” Telecom, che mi pare un filino più strategica delle TV, anche perché ormai le medesime vengono vendute nel pacchetto telefonico, da noi timidamente, negli altri paesi da anni. Ma torniamo alle mie chiacchierate e soprattutto ad una mia affermazione. Ad un certo punto ho detto “ma la colpa é della tua generazione che cinque anni fa doveva prendere il potere politico e non lasciarlo in mano agli incompetenti”. Le rimproveravo insomma di aver scelto la carriera invece della politica e quindi di aver lasciato spazio agli “scarti” di quella bella gioventù. Ora scrivo per fare ammenda. Anch’io alla sua età facevo politica, ma poi ho deciso di dedicarmi alla carriera e come me tantissimi e quelli più bravi si può dire che un pezzo di storia l’hanno scritta. Ma poca in confronto di coloro che si sono buttati in politica senza competenze e non gran cervello, diventati amministratori di quelle aziende che noi, da bravini in su, avevamo fatto crescere. E puntualmente le hanno distrutte. E io che sono molto genovese e un po’ reggiano, di nomi ne ho una montagna in testa. E come me tanti, indipendentemente dalla geografia. Il problema quindi é una banale confusione di vocali: sino ad ora era il tempo della O. O fai politica O fai carriera. Adesso é il tempo della E. Carriera E politica non sono antitetiche. Pena continuare a rotolare nella china. E chi sino ad ora l’ha fatto, smetta, cambi verso, perché non é detto che alla fine della discesa ci sia una salita, no, potrebbe esserci un precipizio. Definitivo.

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